L'Aula ha approvato la revisione del Regolamento Ue con 470 voti favorevoli, 83 contrari e 108 astensioni.
Il Parlamento europeo chiede di rafforzare gli strumenti a disposizione dell’Unione europea per garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche, ridurre le dipendenze dai Paesi terzi e sostenere l’autonomia strategica dell’industria europea. Al centro delle nuove misure, la creazione di un’agenzia europea dedicata alle materie prime critiche, accompagnata da un fondo di 2 miliardi di euro, e la possibilità di introdurre restrizioni alle esportazioni di materiali strategici destinati al riciclaggio. Con 470 voti favorevoli, 83 contrari e 108 astensioni, il Parlamento ha approvato la propria posizione negoziale sulle modifiche al Critical Raw Materials Act (CRMA), il regolamento europeo adottato nel 2024 per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti nei settori industriali strategici, dalla transizione energetica al digitale, fino alla difesa e all’aerospazio.
Le modifiche, proposte dalla Commissione europea nel dicembre 2025 nell’ambito del piano d’azione RESourceEU, puntano ad accelerare lo sviluppo delle capacità europee di estrazione, trasformazione, raffinazione e riciclaggio, sostenendo finanziariamente i progetti strategici lungo l’intera catena del valore. L’obiettivo è rendere l’industria europea meno vulnerabile alle interruzioni delle forniture e alle pressioni geopolitiche esercitate dai Paesi che controllano la produzione e la lavorazione delle materie prime indispensabili alle tecnologie avanzate.
Tra le diverse misure adottate gli eurodeputati hanno proposto l’istituzione di un centro per le materie prime critiche sotto forma di agenzia Ue indipendente. La struttura sarà dotata “di finanziamenti dedicati, una governance chiara e legittimità democratica”. Tra le diverse attività previste dall’organismo ci sono “l’analisi di mercato, la pianificazione della resilienza, la gestione delle scorte, gli acquisti congiunti, il coinvolgimento delle parti interessate e gli strumenti finanziari”.
Secondo gli eurodeputati, affinché il centro assolva il suo mandato, deve “disporre delle risorse necessarie, incluso un Fondo per le materie prime critiche di 2 miliardi di euro, previsto nell’ambito del bilancio a lungo termine dell’UE per il periodo 2028-2034″ (QFP).
Gli europarlamentari hanno previsto anche una “clausola condizionata di controllo delle esportazioni”. Ciò significa che la Commissione europea intende limitare le “esportazioni di rottami e rifiuti contenenti magneti permanenti”, con l’obiettivo di riciclare i materiali e di riutilizzarli all’interno dell’Ue. In tale contesto, spetterà a Palazzo Berlaymont, “individuare le 'grandi imprese' che utilizzano materie prime critiche in specifici settori strategici (ad esempio batterie, tecnologie per l’idrogeno, aeromobili, droni, satelliti o chip avanzati)". Una volta individuate le aziende, l’impiego delle materie critiche farà scattare i cosiddetti “obblighi di resilienza”, come la mappatura delle catene di approvvigionamento e l’adozione di misure volte a ridurre le vulnerabilità.
Al fine di rendere l'impianto normativo più efficace, gli eurodeputati sollecitano l’introduzione "di meccanismi di stabilizzazione dei prezzi, come i contratti per differenza” con lo scopo di “offrire agli sviluppatori di progetti di estrazione, lavorazione e riciclo una maggiore certezza sui ricavi”. Proposto l'ampliamento dell’attuale meccanismo di acquisto congiunto dell’Ue, per favorire la costituzione coordinata di scorte strategiche di materie prime critiche tra Stati membri e imprese.
L’Eurocamera si è infine soffermata sulla dimensione “legata alla difesa e alla sicurezza delle materie prime critiche, chiedendo che il futuro Programma europeo per l’industria della difesa venga mobilitato per finanziare progetti su materie prime strategiche, vitali per le capacità di sicurezza e difesa dell’Ue”.
