06/10/2026 - Parlamento e Commissione avvertono i Paesi frugali sui tagli eccessivi al bilancio Ue 2028-2034.

Per il prossimo bilancio pluriennale dell'Ue sembra delinearsi un compromesso all'insegna di riduzioni, ma contenute, in cambio di più risorse proprie nuove.
 
Sulla delicata partita del bilancio pluriennale dell’Ue (MFF 2028-2034) i capi di Stato e di governo hanno ricevuto un avvertimento condiviso da Commissione e Parlamento europeo. È un richiamo non nuovo, ma che ruota attorno ad una parola che sembra diventare la chiave di volta di tutto: "eccessivi". Nel dibattito d’Aula sul budget che precede il vertice del Consiglio europeo considerato come decisivo per il negoziato politico sul dossier, sembra delinearsi una strada all’insegna di tagli, purché contenuti rispetto a quanto paventato dai leader degli Stati membri.
 
È la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, la prima a porre l’accento sulla questione: “Vorrei mettere in guardia contro tagli ingenti: si rischierebbe di incidere pesantemente su priorità fondamentali che abbiamo concordato tutti insieme”. È questo il primo intervento di un esponente del Partito popolare europeo (PPE) contro troppe riduzioni di risorse. Anche il vicepresidente del gruppo, Sigfried Muresan, avalla una linea di meno soldi rispetto alla proposta della Commissione Ue, purché a riduzione contenute: “Questo Parlamento non sarà in posizione di approvare un bilancio con tagli eccessivi“. Alla fine, suggerisce, “il bilancio deve essere sufficiente, altrimenti le sfide che abbiamo di fronte non scompariranno”.
 
La linea di riduzione di bilancio, ma non eccessiva, potrebbe essere la via d’uscita dal braccio di ferro inter-istituzionale, considerato che a livello di capi di Stato e di governo il PPE la fa da padrona con 12 leader su 27 (Austria, Cipro, Croazia, Germania, Grecia, Finlandia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia, Ungheria).
 
I socialisti (S&D), con la presidente del gruppo Iratxe García Pérez, provano a tenere alta la posta: “È impossibile fare di più con meno”, incalza, e rilancia un accordo sulle nuove risorse proprie, gli introiti per la Commissione europea che non incidono sui contributi nazionali. “Abbiamo bisogno di un’Europa dotata di risorse proprie, finanziata dai grandi gruppi digitali, dal gioco d’azzardo online e dalle criptovalute”. Per i socialisti il compromesso potrebbe essere questo: tagliare, ma non indiscriminatamente, i duemila miliardi proposti ma in cambio introdurre nuove tasse Ue.
 
Le dichiarazioni dei 2 esponenti del PPE arrivano all'indomani della richiesta da parte di Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Austria, Finlandia e Svezia di una riduzione di "diverse centinaia di miliardi di euro" sulla proposta originaria della Commissione Ue, che definiscono "poco realistica", e dove auspicavano che "tutte le voci" partecipino all'aggiustamento per facilitare un consenso tra i 27. "La Commissione europea ha proposto un aumento nominale di circa il 60%. Questo semplicemente non è realistico. Né economicamente. Né politicamente", hanno difeso i 6 governi "frugali" in una lettera indirizzata al primo ministro irlandese, Micheál Martin.