A riferirlo è la portavoce della Commissione Ue, Paula Pinho, interpellata nel corso dell'incontro con la stampa sulla richiesta dell'Italia di maggior flessibilità alla luce degli alti livelli dell'inflazione.
La Commissione europea taglia corto sulla richiesta avanzata dall’Italia per una maggiore flessibilità nel calcolo dei parametri di bilancio europei legata al caro energia, sottolineando che l’esecutivo Ue ha già concesso maggiore spazio di manovra agli Stati membri. La posizione, espressa in conferenza stampa dalla portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, giunge dopo la richiesta formulata dalla premier Giorgia Meloni in una lettera indirizzata alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, in vista della riunione dell’Ecofin della prossima settimana a Lussemburgo e del successivo Consiglio europeo.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato l’invio di una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere maggiore flessibilità nel calcolo dei parametri di bilancio europei, a fronte della crescita dell’inflazione legata al caro energia. L’obiettivo della premier è portare il tema sul tavolo della riunione Ecofin della prossima settimana a Lussemburgo e poi del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre a Bruxelles.
“Abbiamo già posto in sede Ecofin la necessità di tenere conto della maggiore inflazione registrata in questo periodo nel calcolo dei parametri europei da rispettare e del deficit consentito”, ha detto Meloni, aggiungendo che “altri Stati membri stanno andando nella stessa direzione”.
“Abbiamo già dato più flessibilità agli Stati membri”, ha affermato la portavoce capo dell’esecutivo comunitario rispondendo alle domande dei giornalisti. Il portavoce per il Bilancio, Balazs Udjvari, ha però precisato di non aver ancora ricevuto la lettera, ricordando al contempo le caratteristiche della clausola nazionale di salvaguardia, estesa anche all’energia oltre che agli investimenti nella difesa. Parallelamente alla richiesta di una maggiore flessibilità sui conti pubblici, Meloni ha inviato insieme al premier della Repubblica Ceca, Andrej Babiš, una seconda lettera nella quale i 2 leader chiedono una sospensione temporanea del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) e altre misure a tutela dell’industria e delle raffinerie europee.
Nel testo inviato a Bruxelles il governo chiederebbe di escludere gli investimenti strategici destinati alla transizione energetica dal calcolo del deficit strutturale monitorato dalla Commissione europea, strumento che Roma ritiene necessario per evitare processi di deindustrializzazione nel mercato unico. Meloni ha precisato di non chiedere un sostegno finanziario europeo diretto per gli aiuti italiani contro il caro energia, ma un margine di manovra maggiore sui conti pubblici alla luce dell’aumento dei prezzi. La richiesta si inserisce in un percorso già avviato dal governo, dato che l’Italia ha già presentato a Bruxelles una domanda di flessibilità complessiva pari a circa 36 miliardi di euro tra il 2026 e il 2028, di cui 14 miliardi per l’energia e circa 22 miliardi per la difesa. La questione si intreccia con il percorso di rientro dalla procedura per deficit eccessivo, che per l’Italia richiede di mantenere il deficit 2026 sotto il 3% del Pil.
