22/09/2026 - Deficit al 3,1%, l’Italia resta nella procedura d'infrazione Ue.

Il ministro dell'Economia Giorgetti: "Rammarico, ne usciremo nel 2027".
 
Nonostante il calo di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024, il rapporto tra deficit e Pil italiano resta sopra la soglia del 3%, allontanando la possibilità di una chiusura anticipata della procedura dell’Unione europea per disavanzo eccessivo. È quanto conferma l’aggiornamento dei conti economici pubblicato dall’Istat. “Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall’Istat sul rapporto deficit-Pil 2025”, ha affermato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, in una nota. “Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha aggiunto.
 
Secondo i dati dell’istituto di statistica, nel 2025 il rapporto tra indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche e Pil è stato pari al 3,1%, invariato rispetto alle stime diffuse ad aprile e in calo dal 3,4% del 2024. Viene confermato anche il miglioramento del saldo primario, passato dallo 0,5% del Pil nel 2024 allo 0,8% nel 2025. La pressione fiscale è salita al 42,9% del Pil, con un aumento di 0,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre la spesa per interessi è cresciuta del 2%, rallentando rispetto al 2024.
 
L'apertura della procedura è prevista dall’art. 126 del Trattato sul funzionamento dell’Ue e disciplinata dal regolamento 1467/97, modificato nel 2024, ed è il cosiddetto “braccio correttivo” del Patto di stabilità. Viene aperta quando uno Stato supera i parametri europei, in particolare il 3% del Pil per il deficit e il 60% per il debito, tenendo conto delle condizioni previste dalle regole Ue.
Il Consiglio dell’Ue ha aperto formalmente la procedura il 26 luglio 2024, sulla base di un deficit italiano che nel 2023 era arrivato al 7,4% del Pil. Il 21 gennaio 2025 ha poi raccomandato a Roma di correggere il disavanzo eccessivo entro il 2026, fissando per l’Italia limiti alla crescita nominale della spesa netta dell’1,3% nel 2025 e dell’1,6% nel 2026.
 
Restare nella procedura comporterebbe l’obbligo di ridurre di 0,5 punti percentuali all’anno il deficit strutturale e avere minori margini di spesa. L’Italia dovrebbe comunque uscirne l’anno prossimo, anche se con la previsione al 2,9%, appena un decimo sotto la soglia, basta poco per non raggiungere l’obiettivo anche nel 2027.