Cali registrati lungo quasi tutte le principali rotte migratorie, con una riduzione del 55% nel Mediterraneo centrale.
Gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione europea sono diminuiti di circa 35% nei primi 8 mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Lo indicano i dati preliminari diffusi da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, secondo cui il calo ha interessato quasi tutte le principali rotte migratorie verso il blocco, con la sola eccezione del Mediterraneo occidentale.
Tra gennaio e agosto il Mediterraneo orientale ha registrato oltre 24.200 attraversamenti, in calo del 25% rispetto allo stesso periodo del 2025, confermandosi la rotta più attiva verso l’Ue. Nel complesso del periodo il corridoio più utilizzato è stato quello dalla Libia a Creta, ma l’equilibrio interno alla rotta si è spostato nel corso dei mesi: a luglio la frontiera terrestre con la Turchia ha superato le isole dell’Egeo come sezione più trafficata, mentre ad agosto sono stati rilevati circa 3.000 attraversamenti complessivi. Le nazionalità più rappresentate tra chi percorre la rotta sono quella afghana, quella sudanese e quella bangladese.
Sul Mediterraneo centrale gli arrivi si sono attestati intorno a 19.400, il 55% in meno rispetto all’anno precedente: il secondo calo più netto fra tutte le rotte monitorate, dopo quello della rotta dell’Africa occidentale. La Libia resta di gran lunga il principale punto di partenza, con circa 2/3 degli arrivi complessivi sulla rotta, davanti ai corridoi che muovono da Algeria e Tunisia. Secondo Frontex, a comprimere le partenze hanno contribuito le operazioni di contrasto, le campagne di detenzione e i rimpatri condotti dalle autorità libiche e tunisine. Le nazionalità più frequentemente rilevate lungo la rotta sono quella bangladese, quella somala e quella algerina.
Il Mediterraneo occidentale è stata l’unica fra le rotte principali a registrare un aumento nel periodo, con circa 15.900 rilevazioni, il 34% in più su base annua. Il dato non include gli attraversamenti a Ceuta di fine luglio. L’Algeria si conferma il principale Paese di partenza, mentre le Isole Baleari e la Spagna continentale restano le destinazioni prevalenti. La pressione è aumentata in modo brusco a luglio, quando la rotta ha toccato il massimo mensile degli ultimi 3 anni, per poi attenuarsi nuovamente ad agosto.
La rotta dell’Africa occidentale ha registrato circa 5.100 rilevazioni, il calo più netto fra tutte le rotte con il 58%, grazie soprattutto alle misure preventive adottate da Mauritania e Senegal in cooperazione con Spagna e Ue. Il flusso resta però volatile: a luglio si è verificato un marcato rialzo stagionale, con una quota crescente di imbarcazioni partite da Gambia, Senegal e, in misura minore, Guinea-Bissau, circostanza che espone i migranti a rotte più lunghe e pericolose verso le Isole Canarie.
Sulla Manica, i tentativi rilevati in uscita verso il Regno Unito, che comprendono sia chi è riuscito a raggiungere il Paese sia chi ne è stato impedito, sono scesi del 43% a circa 26.600.
