15/09/2026 - La Banca centrale europea torna ad alzare i tassi di interesse dello 0,25%.

Il tasso sui depositi sale dal 2,25% al 2,50%, quello sui rifinanziamenti principali al 2,65%, quello sui prestiti marginali al 2,90%. Lagarde: "Decisione unanime, determinati a raggiungere il 2% d'inflazione".
 
La Banca centrale europea (Bce) ha alzato di 25 punti base i 3 principali tassi di interesse, a fronte di una crisi in Medio Oriente che continua a generare pressioni inflazionistiche, con l’inflazione che secondo l’Eurotower è destinata a rimanere ben al di sopra dell’obiettivo per un periodo prolungato. La decisione sottolinea l’impegno del Consiglio direttivo a definire una politica monetaria che garantisca la stabilizzazione dell’inflazione al target del 2% nel medio termine. Di conseguenza, i tassi di interesse sulla linea di deposito, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulla linea di prestito marginale saranno aumentati rispettivamente al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%, a partire dal 16 settembre 2026.
 
Nella sua dichiarazione, Francoforte ha inoltre ribadito il suo impegno a seguire “un approccio riunione per riunione” e a “non impegnarsi in anticipo su un percorso specifico per i tassi di interesse”. Lagarde ha chiarito in conferenza stampa che la decisione di alzare nuovamente i tassi di riferimento è stata presa all’unanimità dal Consiglio direttivo della Bce ed è stata una decisione “non complicata”. La presidente ha ribadito che il compito dell’istituto di credito centrale europeo resta quello di garantire la stabilità dei prezzi, definita dall’obiettivo d’inflazione del 2% nel medio termine. 
 
L’aumento è giunto dopo che l’inflazione nell’Eurozona è balzata al 3,3% nell’agosto 2026, rispetto al 2,9% di luglio, il livello più alto degli ultimi 3 anni. In conferenza stampa, la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha affermato che nuove interruzioni dell’energia “potrebbero far aumentare i prezzi ulteriormente e più a lungo di quanto attualmente previsto”. Inoltre “tensioni commerciali tra le principali economie potrebbero inoltre interrompere ulteriormente le catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni”, ha aggiunto.
Secondo Lagarde, “lo shock energetico potrebbe intensificarsi” con un effetto “più forte di quanto attualmente previsto”. I prezzi del gas potrebbero “aumentare in caso di ulteriori interruzioni delle forniture o di un inverno freddo”. Per la presidente, il rischio è quello di un impatto su investimenti, redditi e spesa, con un inasprimento delle condizioni di credito dato da una bassa fiducia sui mercati finanziari.
 
In risposta a queste preoccupazioni inflazionistiche, la Bce ha anche rivisto al rialzo le sue proiezioni di inflazione per l’area dell’euro per il 2027, portandole dal 2,3% al 2,5%, pur mantenendo invariate le previsioni per il 2026 al 3%. “Le prospettive restano molto incerte, con rischi orientati al rialzo per l’inflazione e al ribasso per la crescita economica”, ammette Lagarde. Tuttavia nello scenario di base delle proiezioni la crescita economica dovrebbe situarsi allo 0,9% nel 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028. In questi dati, scandisce la presidente della Bce, c’è una “correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 che riflette principalmente una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore delle attese”. Ma, avverte Lagarde, tutto o quasi ruota “sull’intensità e sulla durata dello shock”.