24/07/2026 - La Bce lascia i tassi invariati; pausa fino a settembre?

Il Consiglio direttivo non rivede il costo del denaro, ma Lagarde avverte: "l'impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno".
 
La Banca centrale europea ha deciso di mantenere invariati i 3 principali tassi di interesse. La decisione presa durante il Consiglio direttivo lascia quindi i tassi rispettivamente al 2,25% (linea di credito sui depositi), 2,40% (principali operazioni di rifinanziamento) e al 2,65% (linea di credito marginale). La decisione giunge dopo il rialzo i 25 punti base dello scorso giugno, il primo da settembre 2023, a seguito della complessa situazione internazionale segnata dalla recrudescenza del conflitto in Medio Oriente e dal nuovo shock sui prezzi dell’energia legato al blocco dello Stretto di Hormuz.
 
In una nota diramata al termine del Consiglio direttivo, la Bce ha sottolineato che “le prospettive per i prezzi dell’energia, pur essendo altamente volatili, si attestano attualmente vicino allo scenario di base delle proiezioni del personale dell’Eurosistema di giugno e ben al di sopra dei livelli registrati prima del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, secondo l’Eurotower, “l’incertezza rimane elevata e il pieno impatto inflazionistico dello shock energetico non si è ancora manifestato”.
La Bce ha assicurato che il Consiglio direttivo sta “monitorando attentamente l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo ordine”, mantenendo l’impegno “a definire la politica monetaria in modo da garantire che l’inflazione si stabilizzi al suo obiettivo del 2% nel medio termine”.
 
In conferenza stampa la presidente Christine Lagarde ha insistito sul fatto che la decisione di mantenere invariati i tassi è arrivata dopo una valutazione approfondita dell’evoluzione del quadro economico e geopolitico rispetto alla riunione di giugno. “Abbiamo trascorso gli ultimi 2 giorni con i membri del Consiglio direttivo esaminando tutti i dati disponibili e valutando la situazione dall’ultima decisione di politica monetaria”, ha spiegato. Lagarde ha ricordato che, in una prima fase, gli sviluppi erano stati relativamente favorevoli: l’inflazione era risultata più bassa del previsto, al 2,8% invece del 3,2% atteso, mentre l’attività economica, al netto dell’Irlanda, aveva mostrato una crescita dello 0,3%. Anche il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e il successivo cessate il fuoco avevano determinato una diminuzione dei prezzi del petrolio più rapida delle attese. “Poi è arrivata una seconda fase, nella quale il memorandum ha avuto vita breve, il cessate il fuoco è stato violato più volte e siamo giunti alla situazione attuale, con una chiara recrudescenza del conflitto e sviluppi rilevanti sui mercati delle materie prime”, ha aggiunto.
 
Come rivelato da Lagarde, la decisione di lasciare invariati i tassi è stata assunta all’unanimità, ma all’interno del Consiglio direttivo è stata discussa anche la possibilità di un nuovo rialzo. “Alcuni governatori si sono chiesti se non dovessimo prendere in considerazione un aumento dei tassi di interesse in questa riunione”, ha rivelato Lagarde. Dopo un esame approfondito dei dati e degli sviluppi in corso, tutti i membri hanno però convenuto che l’attuale livello dei tassi consentisse di attendere e osservare con particolare attenzione l’evoluzione della situazione nelle settimane successive.
 
Lagarde ha inoltre distinto tra gli effetti diretti e indiretti dello shock energetico e i possibili effetti di secondo ordine. I primi sono già visibili, ad esempio nell’aumento dei costi dei trasporti e dei fattori produttivi, mentre i secondi, legati soprattutto a una trasmissione persistente sui salari e sulle aspettative, non si sarebbero ancora manifestati. “Stiamo esaminando con estrema attenzione l’emergere di effetti di secondo ordine, ma non li stiamo osservando”, ha affermato.