16/07/2026 - Gli ambasciatori Ue non trovano ancora l’intesa sul 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia.

Mancato consenso al Coreper, negoziati congelati fino al 23 luglio.
 
Gli Stati membri dell’Unione europea non sono riusciti a raggiungere l’unanimità sul 21° pacchetto di sanzioni contro la Russia. Per evitare che lo stallo producesse un aumento automatico del tetto al prezzo del petrolio russo, i rappresentanti dei 27 hanno tuttavia concordato di mantenere temporaneamente il limite all’attuale livello di 44,10 dollari al barile, prorogandolo fino al 23 luglio.
 
L’intesa provvisoria concede ai governi europei un’altra settimana per superare le divisioni sulle nuove misure contro Mosca. In assenza di un intervento, il meccanismo dinamico introdotto nel 2025 avrebbe determinato dal 16 luglio un rialzo del tetto fino a circa 58 dollari al barile, riflettendo l’aumento delle quotazioni internazionali del greggio provocato anche dalla guerra in Iran. Una revisione che Bruxelles considera politicamente ed economicamente inaccettabile, perché avrebbe consentito alla Russia di aumentare sensibilmente gli introiti petroliferi destinabili alla guerra contro l’Ucraina.
 
Il pacchetto, che nelle intenzioni della Commissione Ue doveva colpire pesca, GNL, transazioni finanziarie e criptovalute, è stato progressivamente svuotato dalle obiezioni nazionali. Sul fronte ittico, Portogallo e Germania hanno difeso rispettivamente il merluzzo per il bacalhau e il pollock d'Alaska usato dall'industria dei bastoncini di pesce surgelati, portando la presidenza irlandese a stralciare l'intero capitolo, che valeva comunque solo il 2,7% dell'import totale dalla Russia.
La Grecia, una delle maggiori potenze mondiali in fatto di armamento di imbarcazioni, si è opposta alle restrizioni sulle metaniere che trasportano GNL russo, temendo un colpo diretto alle proprie compagnie di navigazione. 
Italia e Francia hanno invece ottenuto un ammorbidimento del divieto di ingresso per i veterani russi, per non penalizzare i flussi turistici.
 
L’Alta rappresentante dell’Ue per la politica estera, Kaja Kallas, aveva già riconosciuto nei giorni scorsi l’assenza di consenso, affermando che Bruxelles avrebbe continuato a lavorare sulla soluzione principale prima di valutare eventuali alternative. I diplomatici europei puntano ora a raggiungere un’intesa entro il 23 luglio, quando scadrà il congelamento temporaneo del price cap.