09/07/2026 - Euro digitale, l'Europarlamento apre i negoziati con il Consiglio.

L'Aula approva la richiesta di avviare i triloghi con Commissione e Consiglio per cercare un accordo politico sul dossier. L'Iter verrà avviato il 13 luglio.
 
Il Parlamento europeo apre la strada ai negoziati con il Consiglio sulla creazione dell’euro digitale, la nuova forma di moneta elettronica emessa dalla Banca centrale europea e pensata per ridurre la dipendenza dell’Unione europea da fornitori di pagamento basati negli Stati Uniti. L'Aula ha approvato 2 mandati negoziali: il primo, relativo alla creazione dell’euro digitale, con 416 voti a favore, 169 contrari e 22 astensioni; il secondo, dedicato alla possibilità per i prestatori di servizi di pagamento con sede negli Stati membri non appartenenti all’eurozona di distribuire l’euro digitale, per alzata di mano.
Con il voto, il Parlamento conferma la volontà di entrare nei negoziati interistituzionali con il Consiglio su uno dei dossier più sensibili del pacchetto sulla moneta unica. L’obiettivo politico è dotare l’area euro di uno strumento pubblico di pagamento digitale, emesso dalla Bce, che possa essere utilizzato sia online sia offline e che affianchi, senza sostituirlo, il contante.
 
La partita si inserisce in un contesto più ampio di autonomia strategica europea nei pagamenti. Per Bruxelles e Strasburgo, la creazione di una moneta digitale pubblica dovrebbe rafforzare la resilienza del sistema finanziario europeo, ridurre la dipendenza da grandi circuiti e piattaforme extra-Ue e garantire ai cittadini un mezzo di pagamento digitale sicuro, accessibile e ancorato alla moneta pubblica. Resta però aperto il nodo dell’equilibrio tra innovazione, privacy, ruolo delle banche e tutela del contante, che sarà al centro dei negoziati con il Consiglio.
 
Secondo la posizione negoziale approvata dall’Aula, l’euro digitale dovrebbe integrare garanzie specifiche per la privacy. Le transazioni verrebbero verificate senza esporre dati personali e le informazioni degli utenti potrebbero essere trattate soltanto nella misura strettamente necessaria al funzionamento del sistema. Il punto è centrale nel dibattito politico, perché il progetto dell’euro digitale è stato accompagnato negli ultimi anni da preoccupazioni sulla protezione dei dati, sulla sorveglianza dei pagamenti e sul ruolo della Bce.
Il Parlamento chiede inoltre che la maggior parte delle imprese sia tenuta ad accettare l’euro digitale. Sarebbero tuttavia previste eccezioni per i lavoratori autonomi e per le piccole e microimprese che non accettano altri pagamenti digitali. I servizi di base, come l’apertura di un conto, la detenzione e la gestione dei fondi e l’accesso ad almeno uno strumento di pagamento, dovrebbero essere gratuiti.
 
Per evitare rischi alla stabilità finanziaria e limitare l’eventuale spostamento di depositi dal sistema bancario verso la moneta digitale pubblica, il Parlamento prevede l’introduzione di un limite massimo alla quantità di euro digitali che ciascun individuo potrebbe detenere. Si tratta di una delle garanzie pensate per evitare che l’euro digitale diventi uno strumento alternativo ai depositi bancari, anziché un mezzo di pagamento complementare.
Un altro elemento della posizione negoziale riguarda i Paesi dell’Unione europea che non adottano l’euro. Le banche e i prestatori di servizi di pagamento degli Stati membri non appartenenti all’eurozona sarebbero autorizzati a distribuire l’euro digitale, ampliando così la portata del sistema oltre i confini immediati dell’area euro.
 
Il Parlamento collega però il nuovo strumento digitale alla tutela del contante. La posizione approvata prevede che i Paesi dell’area euro siano obbligati a mantenere la disponibilità di banconote e monete. Le imprese non potrebbero vietarne l’uso e gli Stati membri dovrebbero monitorare regolarmente l’accesso al contante, con particolare attenzione ai gruppi vulnerabili, come anziani, persone a basso reddito e cittadini esclusi dal sistema bancario tradizionale. Il relatore Fernando Navarrete Rojas, eurodeputato spagnolo del Partito popolare europeo (Ppe), guiderà il gruppo negoziale del Parlamento. Il primo round di trattative con la Presidenza irlandese del Consiglio, in rappresentanza degli Stati membri, è previsto per lunedì 13 luglio.