In ballo per Roma ci sono 14,9 miliardi.
L’Italia ha circa un mese di tempo per attivare i 14,9 miliardi di euro di prestiti che le sono stati assegnati nell’ambito del programma europeo per la difesa Security Action for Europe (SAFE), dopodiché quelle risorse, richieste da Roma ma non ancora riscosse, potrebbero essere ridistribuite ad altri Stati membri. È l’avvertimento arrivato da Bruxelles attraverso una fonte Ue, in una fase in cui la Commissione europea sta procedendo alla firma degli accordi esecutivi con i Paesi che hanno già definito i propri piani. L’interesse degli altri governi è elevato e l’esecutivo comunitario intende procedere rapidamente, pur ricordando che il suo compito è assistere gli Stati nella fase di transizione.
Sul tema si è espresso anche il Commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, che rispondendo a una domanda durante la conferenza stampa al termine del Collegio dei commissari a Bruxelles ha ricordato che il processo è già nella sua fase avanzata. “I Paesi che volevano fare richiesta lo hanno già fatto a grandi linee, siamo nel processo di firmare accordi relativi al SAFE”, ha dichiarato Dombrovskis, ammettendo di dover controllare nello specifico la scadenza effettiva stabilita dalla Commissione Ue.
Sul nodo è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha collocato la questione su un piano essenzialmente finanziario. Secondo il ministro, l’esecutivo dovrà definire e approvare il capitolo relativo alla maggiore spesa per la difesa “al massimo entro settembre”, in linea con gli impegni internazionali assunti dall’Italia. Giorgetti ha spiegato che la scelta tra ricorrere al SAFE o emettere titoli di Stato dipende dal confronto tra i rispettivi costi: un Btp a 10 anni si collocherebbe intorno al 3,6%, mentre il prestito SAFE a più lunga scadenza risulterebbe leggermente meno oneroso.
Una posizione in parte diversa è quella del ministro della Difesa Guido Crosetto, per il quale lo strumento europeo costituisce “uno scalino in più” e “un’alternativa”, in quanto finanziato dall’Unione e non attraverso il debito nazionale, pur restando “una scelta” e non un automatismo. Crosetto ha inoltre collegato il percorso di crescita della spesa militare al mancato superamento, quest’anno, della procedura europea per deficit eccessivo, auspicando che il recupero possa avvenire già a partire da ottobre. Sul punto Giorgetti ha lasciato aperta la possibilità di una uscita anticipata dalla procedura, definendola non probabile ma neppure esclusa.
La vicenda SAFE si inserisce inoltre in un contesto di bilancio reso più stretto dalle richieste del comparto difesa e dagli obiettivi concordati in sede Nato. L’Alleanza ha fissato un traguardo complessivo del 5% del Pil entro il 2035, articolato in un 3,5% di spesa militare diretta e in un ulteriore 1,5% destinato alla sicurezza in senso ampio. Gli Stati Uniti hanno fatto sapere di attendersi dai partner percorsi credibili verso questo obiettivo, tema destinato a pesare nei prossimi appuntamenti dell’Alleanza.
