11/06/2026 - La Commissione europea lancia le prime strategie per isole e comunità costiere.

Definito per la prima volta un approccio coordinato per sostenere le esigenze di territori in cui vivono oltre 110 milioni di cittadini Ue. Focus su Blue economy e difesa dalle crisi.
 
"​​Per la prima volta, l’Unione europea ha adottato quadri strategici specifici per i suoi territori insulari e costieri”. L'annuncio arriva dal vicepresidente esecutivo per la Coesione e le riforme, Raffaele Fitto, in occasione dell’adozione delle prime strategie dell’Ue per le isole e le comunità costiere. Fitto ha spiegato che i 2 piani arrivano perché nell’Ue sono presenti 3 Stati membri costieri (Cipro, Irlanda e Malta) e 4.000 isole, dove, secondo le stime della Commissione europea, abitano 17 milioni di persone. 
 
“Le isole affrontano sfide come gli altri territori europei, tuttavia l’impatto è spesso aggravato da una condizione specifica: l’insularità”, ha precisato il vicepresidente sottolineando che la questione non si riduce a “un dato geografico”, ma a un costo economico reale. “Il costo dell’insularità”, ha spiegato Fitto, è una cifra “che milioni di cittadini e imprese pagano ogni giorno semplicemente per il luogo in cui vivono e operano, con conseguente effetto negativo strutturale a lungo termine sul loro reddito e sulla loro competitività”. Secondo i dati presentati dalla Commissione Ue, rispetto alla terraferma, i costi dei trasporti nelle isole possono essere superiori del 300%, quelli della spesa pubblica del 30-50%, i prezzi delle case del 75-130%. La maggior parte delle isole europee registra un Pil ari al 70% della media europea. In Italia, si attesta che l’insularità può ridurre il Pil della Sicilia del 7% e della Sardegna fino al 36%. Per quanto riguarda invece i tassi di occupazione, la media delle isole il valore è pari al 59% del valore Ue. 
 
La strategia per le isole si struttura allora attorno 4 pilastri chiave: sviluppo economico, connettività, competitività e innovazione; sicurezza energetica, protezione ambientale e resilienza climatica; comunità e demografia; sicurezza e preparazione alle crisi. Sul punto Fitto ha ribadito che “gli ambiti di applicazione di questa strategia non sono stati definiti a Bruxelles” e che le strategie sono “il risultato di un dialogo profondo e costante con i territori e le comunità” dopo che negli ultimi mesi l’esecutivo ha “organizzato incontri, missioni e discussioni in tutta Europa e a Bruxelles e lanciato un invito formale alla presentazione di contributi, al quale hanno partecipato 358 soggetti interessati provenienti da 18 Stati membri”.
 
Nel presentare la strategia per le comunità insulari, il commissario europeo per la Pesca e gli Oceani, Costas Kadis, ha affermato che “le coste europee ospitano circa 95 milioni di persone e si estendono per 70.000 chilometri in 22 Stati costieri”, generando “circa 265 miliardi di euro all’anno di valore aggiunto lordo e sostenendo milioni di posti di lavoro”. La strategia si articolerà attorno a 3 obiettivi strategici: prosperità, resilienza e vivibilità e sarà supportata da 13 azioni principali. Riconosce inoltre “l’elevata diversità dei territori costieri che spaziano da piccoli villaggi di pescatori a grandi città portuali” perché, come ribadito da Kadis stesso, “richiede soluzioni personalizzate e specifiche per ogni territorio, piuttosto che un approccio standardizzato”.
 
Le 2 strategie sono in linea con il Patto europeo sugli oceani lanciato nel 2025 e integrano le più ampie politiche dell’Unione europea in materia di azione per il clima, coesione e sviluppo sostenibile. Le regioni ultraperiferiche dell’Ue, tuttavia, non sono contemplate da queste proposte, in quanto sono oggetto di una strategia specifica separata che sarà presentata entro la fine dell’anno.