Nella Comunicazione congiunta, Bruxelles punta su accesso umanitario, logistica condivisa, sicurezza degli operatori e partenariati per rendere gli aiuti più rapidi, efficienti e vicini alle comunità colpite.
La Commissione europea ha adottato una comunicazione congiunta sugli aiuti umanitari - realizzata in collaborazione con l’Alto rappresentante Ue per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas - nella quale si illustra in che modo l'Ue intende restare un donatore affidabile in un sistema di aiuti globale sottoposto a forti pressioni.
Il sistema umanitario internazionale si trova in una situazione di profonda crisi; secondo quanto riporta Bruxelles, i bisogni umanitari hanno raggiunto livelli record, con circa 239 milioni di persone in tutto il mondo che necessitano di assistenza. Eppure, gli attuali finanziamenti umanitari globali possono aiutare meno della metà delle persone bisognose, lasciando milioni di persone senza un supporto salvavita. Il quadro è segnato anche dalla decisione dell’amministrazione statunitense di cancellare l’83% dei programmi USAID, una scelta che ha contribuito a rendere l’Unione e i suoi Stati membri il principale attore globale per quanto riguarda i finanziamenti umanitari, con una quota del 35% nel 2025.
La sola Commissione europea ha stanziato quasi 2 miliardi di euro per gli aiuti umanitari solo quest’anno. “In qualità di principale donatore umanitario a livello mondiale, l’Unione europea continua a difendere la dignità delle persone bisognose e di coloro che rischiano la vita per aiutarli. Con questo pacchetto, garantiamo che gli aiuti salvavita siano consegnati in modo più efficiente, anche negli ambienti più difficili. Allo stesso tempo, stiamo sviluppando la resilienza per ridurre la dipendenza dagli aiuti”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a commento della comunicazione congiunta sull’aiuto umanitario adottata a Bruxelles.
Nella comunicazione, la Commissione europea e l’Alto rappresentante assicurano che stanno rispondendo con soluzioni concrete per garantire che gli aiuti umanitari, basati su principi etici, raggiungano le persone bisognose in tutto il mondo. Queste soluzioni si fondano su 3 pilastri: proteggere, agire e collaborare. La commissaria europea alla Preparazione e alla Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, li ha sintetizzati in conferenza stampa come “proteggere, agire e creare partenariati”, definendo la comunicazione “un appello per un’umanità condivisa, per i nostri principi europei, per un’azione collettiva e forte per tutte le persone che hanno bisogno di noi”.
In conferenza stampa Lahbib ha insistito proprio sull’accesso umanitario come primo banco di prova dell’azione europea. “Gli aiuti devono arrivare alle persone che sono così disperatamente in una situazione di necessità. Nessun ostacolo e nessuna eccezione”, ha affermato. Per la commissaria, difendere l’accesso significa anche “utilizzare il peso politico dell’Europa per aprire determinate porte quando gli aiuti sono bloccati e quando i civili si ritrovano intrappolati”. La diplomazia umanitaria, ha aggiunto, è il modo in cui l’Ue può “trasformare i nostri valori in azione”.
L’Ue intensificherà inoltre le misure e i finanziamenti per la sicurezza degli operatori umanitari, dalla prevenzione degli incidenti di sicurezza all’assistenza alle vittime. Su questo punto Lahbib ha ricordato che la violenza contro gli operatori umanitari ha raggiunto “livelli senza precedenti”: nell’ultimo anno più di 300 operatori sono stati uccisi, più di 200 feriti e più di 100 rapiti. “Gli operatori umanitari non sono obiettivi, sono eroi silenziosi. Vanno rispettati e protetti”, ha dichiarato, annunciando l’estensione del programma Protecting Aid Workers per migliorare assistenza e sostegno alle vittime e ai sopravvissuti agli attacchi.
Bruxelles precisa che “le voci delle persone colpite contano” e spiega che faciliterà “un maggiore ruolo degli attori locali nella risposta umanitaria, darà potere alle comunità e garantirà che la nostra risposta sia inclusiva di tutti, in particolare dei più vulnerabili”.
In questo contesto, grazie alla riforma delle catene di approvvigionamento umanitarie, l’Ue punta a massimizzare l’efficacia in termini di costi, dall’approvvigionamento alla consegna finale. “La logistica rappresenta dal 60 all’80% di tutta la spesa umanitaria. Dobbiamo tagliare gli sprechi e risparmiare denaro”, ha ammesso la commissaria europea. Secondo Lahbib, “ogni euro che riusciamo a risparmiare a livello logistico è un euro che possiamo spendere in una fetta di pane o in un vaccino che poi andrà a un bambino”.
Il problema, ha spiegato Lahbib, è che oggi molte organizzazioni utilizzano “un trasporto proprio, propri magazzini, propri fornitori”. Queste sovrapposizioni, ha avvertito, non si pagano soltanto “in termini di fondi”, ma anche “in termini di vite perse”. Per questo Bruxelles vuole favorire appalti comuni a livello locale, condivisione dei magazzini, messa in comune delle consegne, scambio di dati e uso dell’intelligenza artificiale per rendere più rapida e mirata la risposta.
Bruxelles spiega inoltre che amplierà le modalità di finanziamento che promuovono l’efficienza e la prevedibilità degli aiuti e la dignità dei beneficiari, tra cui l’assistenza in denaro, le azioni preventive, i finanziamenti pluriennali, i fondi comuni e il sostegno agli attori locali. La Commissione europea vuole inoltre aumentare il ruolo degli attori locali, con l’obiettivo di destinare alla localizzazione il 25% dei finanziamenti entro il 2027, più del doppio rispetto all’anno scorso. In concreto, ha spiegato Lahbib, i partner internazionali dovranno indicare nelle loro proposte di finanziamento in che modo le comunità coinvolte e gli attori locali saranno associati alla definizione e alla distribuzione dell’assistenza.
Saranno inoltre ulteriormente supportati i servizi collettivi che consentono la distribuzione degli aiuti umanitari, compresi dati di buona qualità e condivisi sui bisogni delle persone. Anche qui Lahbib ha posto l’accento sulla necessità di superare frammentazioni e duplicazioni: “In questo momento ogni attore raccoglie i dati in maniera diversa, questo crea carenze ma anche sovrapposizioni”. Per la Commissione europea serve dunque un sistema di dati condivisi, affidabili e comparabili tra Paesi, crisi e organizzazioni, facendo ricorso anche all’intelligenza artificiale e alla tecnologia satellitare.
Infine, l'esecutivo comunitario precisa che l’Ue sosterrà la resilienza e la pace, oltre a fornire soluzioni durature per ridurre la dipendenza dagli aiuti umanitari. Importante anche la più stretta collaborazione con le istituzioni finanziarie internazionali, il settore privato e le organizzazioni filantropiche per individuare modalità innovative di finanziamento per le aree fragili e le persone che ne hanno più bisogno, aiutandole nella transizione dalla fragilità alla resilienza.
