26/05/2026 - Fronte comune sul bilancio, 16 Paesi Ue chiedono piu' fondi per coesione e agricoltura.

I "Friends of Cohesion" aprono lo scontro con Bruxelles sul QFP 2028-2034. Apertura sulle risorse proprie, in cambio di modifiche.
 
Sono 16 i Paesi dell’Unione europea, tra cui l’Italia, che fanno fronte comune contro alcuni elementi chiave della proposta della Commissione europea per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, chiedendo maggiori risorse per politica di coesione e agricoltura e un ruolo più forte degli Stati membri nella gestione dei fondi. La presa di posizione arriva alla vigilia del Consiglio Affari Generali, dove il futuro bilancio europeo sarà tra i principali temi in discussione.
 
Nella dichiarazione congiunta dei cosiddetti Friends of Cohesion - Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Spagna, Croazia, Ungheria, Italia, Lituania, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Slovacchia – i governi sostengono che il prossimo bilancio settennale debba conciliare nuove priorità strategiche, come sicurezza, difesa e competitività, con il mantenimento delle politiche tradizionali previste dai Trattati. Nel mirino c’è soprattutto la riduzione, in termini reali, delle risorse per politica di coesione, Politica agricola comune (PAC) e politica comune della pesca.
"Nella proposta della Commissione, la politica di coesione e la politica agricola comune (PAC) sono le uniche politiche che rischiano di subire riduzioni in termini reali, nonostante l’aumento complessivo delle dimensioni del nuovo quadro finanziario pluriennale", lamentano i 16 Paesi, che chiedono “un aumento nella allocazione per gli Stati membri” nei due programmi, visto che coesione e PAC “sono le politiche europee più visibili per i cittadini". 
 
Tuttavia la questione non riguarda soltanto i finanziamenti; un secondo fronte di scontro riguarda il controllo politico sull’utilizzo delle risorse. Gli Stati membri chiedono che la programmazione dei fondi, sia all’avvio del nuovo ciclo sia nella revisione intermedia, resti “interamente responsabilità degli Stati membri”, contestando meccanismi che potrebbero trasformare raccomandazioni europee in vincoli automatici. La formulazione appare come una critica indiretta all’impostazione più centralizzata proposta da Bruxelles attraverso i nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato (NRPP), che riprendono alcuni elementi del modello utilizzato per il Recovery Fund.
 
La dichiarazione prende inoltre posizione contro l’idea di utilizzare sistematicamente la politica di coesione come strumento per rispondere alle crisi; secondo i firmatari, la riserva del 10% proposta dalla Commissione Ue per gestire emergenze future dovrebbe essere ridotta e qualsiasi riprogrammazione delle misure in corso dovrebbe rimanere volontaria per gli Stati membri. 
La Commissione europea ottiene comunque la disponibilità dei 16 Paesi a lavorare sulla proposta di risorse proprie, entrate per le casse dell’esecutivo comunitario diverse dai contributi nazionali, in cambio di più risorse per coesione e agricoltura, ma pure in cambio di nuovi meccanismi simili a quelli avuti per rispondere alla crisi post-pandemica.