Frontex: in calo del 40% gli ingressi irregolari nell’Ue nei primi 4 mesi del 2026.

Diminuzione sensibile di ingressi dall’Africa occidentale (-78%) e sulla rotta del Mediterraneo centrale (-46%) rispetto allo stesso periodo del 2025.
 
Nei primi 4 mesi del 2026 la migrazione irregolare verso l’Unione europea registra un calo, ma il prezzo in vite umane resta drammaticamente alto. Secondo i dati preliminari diffusi da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, nel periodo preso in considerazione, il numero di attraversamenti irregolari delle frontiere verso l’Unione europea ha riportato una flessione significativa del 40% (con 28.500 ingressi), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo risultato è attribuito a una combinazione di fattori, tra cui la cooperazione con i Paesi partner, misure preventive negli Stati di partenza e condizioni meteorologiche avverse all’inizio dell’anno.
 
Il dato più eclatante riguarda la rotta dell’Africa occidentale, dove i rilevamenti parlano di 2.331 arrivi di persone soprattutto di nazionalità maliana, senegalese e mauritana: una diminuzione del 78%, in gran parte dovuto alle misure preventive attuate da Mauritania, Senegal e Gambia in collaborazione con la Spagna e l’Ue. Tuttavia, Frontex avverte che le reti di trafficanti rimangono adattabili e che l’attività su questa rotta può cambiare rapidamente.
Anche la rotta del Mediterraneo centrale, pur rimanendo la più trafficata con 8.489 arrivi, ha visto una diminuzione del 46% rispetto al primo quadrimestre del 2025. La Libia resta il principale punto di partenza, con flussi composti principalmente da cittadini bangladesi, somali e sudanesi. Un calo leggermente più moderato (-32%) è stato registrato nel Mediterraneo orientale, con 8.427 attraversamenti: qui, i flussi principali sono composti da cittadini di Siria, Turchia ed Egitto.
 
Riguardo la frontiera terrestre orientale, Frontex riporta che, nonostante una flessione complessiva del 49%, con 1.122 attraversamenti irregolari, la pressione dalla Bielorussia è ripresa bruscamente a marzo. A varcare il confine sono stati principalmente uomini ucraini che cercavano di evitare la coscrizione militare. La rotta dei Balcani occidentali ha registrato 2.829 rilevamenti, in calo del 19%: le nazionalità più presenti sono siriana, turca e afghana e il confine croato con la Bosnia-Erzegovina continua ad essere il principale punto di uscita dalla regione. Per quanto riguarda invece i tentativi di uscita verso il Regno Unito, questi sono praticamente dimezzati (-51%) scendendo a circa 9.900 persone, principalmente vietnamiti, afghani e siriani.
 
In controtendenza rispetto al quadro generale, il percorso del Mediterraneo occidentale è stato l’unico corridoio migratorio a registrare un aumento significativo, con rilevamenti cresciuti del 50% (con 5.184 casi). Questa crescita è trainata principalmente dalle partenze dall’Algeria, dalla Siria e dal Mali. Gli esperti ritengono che i controlli più severi in Marocco e sulle rotte dell’Africa occidentale e del Mediterraneo centrale, abbiano spinto i trafficanti verso le coste algerine.