I numeri certificano il ritorno dei rincari: carburanti in aumento del 12,9% nell’Ue. Germania e Romania tra i Paesi più colpiti.
Dopo un periodo di generale calo registrato fino a febbraio 2026, il settore dei trasporti nell’Unione Europea ha subito una brusca inversione di tendenza: i dati di Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Ue, riportano che a marzo, i prezzi dei carburanti e dei lubrificanti per i mezzi di trasporto personale hanno segnato in media un aumento del 12,9% rispetto a marzo 2025.
Quasi tutti i Paesi dell’Ue hanno registrato incrementi rispetto all’anno precedente. I rialzi più consistenti sono stati in Germania (+19,8%), Romania (+19,6%), Paesi Bassi (+18,8%), Lettonia (+18,5%), Austria (+17,2%). In controtendenza, solo l’Ungheria (-2,7%) e la Slovenia (-5,9%) hanno registrato una diminuzione dei prezzi comparandoli a quelli di marzo 2025, sebbene il calo sia stato meno marcato se confrontato con i dati di febbraio 2026.
L’analisi per tipologia di carburante rivela che il diesel è stato colpito più duramente. Su base annua il suo prezzo è aumentato del 19,8%, mentre quello della benzina è cresciuto del 9,4%. Ancora più drastica è la crescita rispetto a febbraio 2026: il diesel è costato il 19,1% in più in un solo mese e la benzina il 10,6% nello stesso periodo.
Il confronto con febbraio, rivela che i prezzi di entrambi i carburanti sono aumentati in tutti i 27. Per il diesel, gli incrementi mensili più vertiginosi sono stati registrati in Repubblica Ceca e Svezia (entrambe +27,6%), seguite da Estonia (+26,8%) e Lettonia (+25,4%) mentre tra gli ultimi della lista troviamo la Slovenia (+2,9%), la Slovacchia e l’Ungheria (entrambe al +7%). L’Italia ha registrato una crescita del prezzo del diesel a marzo, rispetto a febbraio, dell’11,9%. Per quanto riguarda la benzina, gli aumenti mensili sono stati più contenuti rispetto al diesel. I rialzi più bassi sono stati registrati in Slovenia (+2,4%), Slovacchia (+3,8%), Ungheria (+4,7%) e Italia (+4,8%). Al contrario, i rincari maggiori per la benzina si sono avuti in Belgio (+15,1%) e Svezia (+15,0%).
I nuovi rilevamenti Eurostat avvalorano le proiezioni della Commissione europea secondo cui l’instabilità nello Stretto di Hormuz sta destabilizzando l’Europa su più fronti. La chiusura di questa rotta - dalla quale passa il 20% di petrolio e GNL - non ha solo causato un’impennata dei prezzi dei carburanti ma ha anche raddoppiato i costi della produzione elettrica legata al gas.
