10/04/2026 - Sarà il Montenegro il 28° Stato membro dell'Ue?

Il vice primo ministro per gli Affari esteri Ivanović: pronti a chiudere tutti i capitoli negoziali entro il 2028.
 
Intervista tratta da focuseurope.it - Il vice primo ministro per gli Affari esteri ed europei del Montenegro, Filip Ivanović, illustra lo stato avanzato dei negoziati di adesione, le sfide ancora aperte e la visione geopolitica di Podgorica in un’Europa che si allarga verso i Balcani Occidentali.
 
Il Montenegro è stato l’ultimo Paese della regione a ottenere l’indipendenza, eppure oggi è il più avanzato nel processo di integrazione europea. Come si spiega questo paradosso?
 
Il Montenegro è un Paese antico, ma nell’ultimo secolo ha fatto parte delle “varie Jugoslavie”, fino al referendum del 2006 con cui ha riconquistato l’indipendenza. L’integrazione nell’Unione europea era lo scopo primario della politica estera del Montenegro sin dall’inizio e quindi abbiamo aperto i negoziati per l’adesione 14 anni fa.
 
Abbiamo avuto dei successi, che si sono realizzati specialmente negli ultimi 2 anni e 6 mesi. Devo dire che l’intensificazione dei negoziati è avvenuta dopo l’invasione russa in Ucraina, quando tutto il panorama è cambiato e l’Unione europea ha cominciato a pensare in un modo più strategico sul piano geopolitico e ha capito, fortunatamente, che l’allargamento si inserisce in questo quadro dell’Unione come geopolitical player.
 
Noi abbiamo capito questa cosa e abbiamo preso la decisione di sfruttare questo momento. Nel 2024 siamo stati il primo Paese a ottenere l’IBAR (Interim Benchmark Assessment Report) positivo dalla Commissione europea, il rapporto intermedio sui capitoli 23 e 24, quelli dedicati allo Stato di diritto e alla lotta alla corruzione. Da lì in poi è stato possibile chiudere i capitoli: ne abbiamo già chiusi 14, quasi la metà. Il nostro obiettivo è chiuderli tutti entro fine anno. La nostra catchphrase è semplice: “28 by 28”.
 
Quali sono le aree in cui il Montenegro incontra maggiori difficoltà, e state già negoziando periodi transitori per l’implementazione?
 
Dal punto di vista politico non direi che ci sono o che ci saranno dei problemi per il Montenegro, perché il governo si dedica al cento per cento a questo processo, e anche tutti i partiti che sono nel Parlamento sono pro-europei, di conseguenza tutte le leggi nel Parlamento si adottano senza voti negativi.
Dal punto di vista tecnico una delle sfide più importanti riguarda il capitolo 27, quello sull’ambiente e la sostenibilità, poiché ci sono tantissime regole europee che noi dobbiamo adottare e non soltanto adottare ma anche implementare. Quindi questo è il capitolo dove probabilmente cercheremo di ottenere dei “transitional period”.
 
Inoltre, per noi è importante il capitolo 24 quello sulla politica dei visti. La questione riguarda i cittadini di quei Paesi che, al momento, non hanno bisogno del visto per entrare nel Montenegro, ma che ne hanno bisogno, invece, per entrare i Paesi dell’Unione europea. E per noi è una cosa importante perché il Montenegro dipende dal turismo e dipende dai visitatori dai vari Paesi, inclusi questi che che hanno bisogno di visto per entrare in Unione europea. Ma abbiamo anche deciso di fare ciò che è necessario, e a settembre o ottobre, quindi, anche questo sarà sarà fatto.
 
L’ultima questione riguarda le capacità amministrative del Montenegro, ma al momento stiamo lavorando 24 ore su 24, e devo dire che abbiamo anche assistenza non soltanto dalla Commissione europea ma anche di vari membri dell’Unione europea, inclusa l’Italia, che ci mandano degli esperti che lavorano in vari ministeri e dipartimenti e che aiutano i nostri funzionari a fare tutto ciò che è necessario. Quindi, con la volontà politica da una parte e con l’assistenza tecnica dall’altra, questo scopo è realistico e tutti speriamo, ovviamente, che succederà.
 
Vorrei anche sottolineare in particolare gli ottimi rapporti che il Montenegro intrattiene con l’Italia, che continuiamo a coltivare, nonché il forte sostegno dell’Italia al nostro percorso verso l’adesione all’Unione europea. La nostra cooperazione bilaterale è molto solida e siamo particolarmente grati per l’assistenza fornita dall’Italia durante gli incendi boschivi dello scorso anno.
 
Come percepiscono i cittadini montenegrini il processo di integrazione europea, e come comunicate loro cosa significa concretamente entrare nell’Unione?
 
L’appoggio pubblico all’adesione alla Unione europea è sempre stato altissimo ed è sempre tra il 70-80% di cittadini. Non ci sono dei problemi con la percezione pubblica, anche se devo dire che l’opinione pubblica, come sempre e come dappertutto, è volatile. Ad esempio, quasi 2 anni fa dovevamo chiudere 4 capitoli a Bruxelles e alla fine ne abbiamo chiusi 3. Poche settimane dopo il consenso verso l’Unione era diminuito. Poi dopo uno o 2 mesi abbiamo chiuso il 4° capitolo e l’appoggio popolare era di nuovo all’80%.
 
Le persone probabilmente non sanno il contenuto di tutti i capitoli, non sanno le regole tecniche, però capiscono che ci sono delle promesse e che queste promesse devono essere mantenute. Se non vengono mantenute, questo ha un riflesso sull’opinione pubblica, per questo dico sempre che mantenere le promesse è il modo migliore per avere un’opinione pubblica stabile. Se le promesse non sono realizzate allora tutto è possibile. Ci sono delle possibilità per altre voci che sono al di fuori dell’Unione europea di convincere alcune persone che forse l’Unione europea non è la scelta migliore per il Montenegro. E lo abbiamo visto succedere in vari altri Paesi. Senza successo qui in Montenegro.
 
Per quanto riguarda come comunichiamo, noi cerchiamo di informare i nostri cittadini quasi ogni giorno su tutto ciò che riguarda l’Unione europea. La nostra ministra degli affari europei, Maida Gorčević, ha anche un programma di comunicazione con i cittadini non soltanto sui social o telegiornali, ma anche in contatto diretto con i cittadini. Molto spesso visita i vari Comuni del Montenegro per parlare con cittadini, sindaci, studenti, imprenditori, cercando di spiegare cosa vuol dire essere membro dell’Unione europea.
 
Una delle cose più importanti per i nostri cittadini è lo Stato di diritto, perché loro vedono l’Unione europea come un esempio, ovviamente non sempre perfetto, però un esempio di Stato di diritto che funziona e vuol dire che tutti sono uguali davanti alla legge, che le istituzioni sono indipendenti e trasparenti. E questo è quello che i nostri cittadini vogliono.
 
Cosa può offrire il Montenegro all’Unione europea? Qual è il suo valore strategico per gli Stati membri?
 
Prima di tutto dal punto di vista strategico la posizione geografica del Montenegro parla da sé. È un Paese abbastanza piccolo, però è nel cuore del Mediterraneo e dell’Europa, oltre a essere un Paese membro della della NATO.
Parlando d’altro possiamo aggiungere la bellezza naturale che abbiamo, la gentilezza della gente, delle persone, inoltre noi siamo una società multiculturale, multireligiosa, una società che può veramente contribuire in un modo costruttivo all’identità diversificata dell’Unione europea. Dal punto di vista economico, il Montenegro può essere un punto cruciale quando si tratta di commercio e di economia, vista la sua posizione geografica.
 
Ci sono state interferenze esterne – in particolare da parte della Russia – per distogliere il Montenegro dal percorso di integrazione europea?
 
C’è sempre una preoccupazione del governo quando si tratta di tentativi di influenzare la politica interna e l’orientamento del Montenegro nella politica estera. Questi tentativi sono presenti quasi ovunque, anche nei Paesi dell’Unione europea e ovviamente sono e saranno presenti anche nei Paesi di della nostra regione.
Però io dico sempre: valutiamo il successo di questi tentativi dai risultati. Se, come ho detto, abbiamo fatto tanto progresso nei negoziati con l’Unione europea, se siamo stati e siamo rimasti e saremo anche completamente allineati con la politica comune estera e di sicurezza dell’Unione europea, vuol dire che questi tentativi non hanno avuto successo.
 
Però ecco, come ho detto prima, le promesse devono essere mantenute perché se non sono mantenute allora si apre lo spazio a varie influenze. Tuttavia, l’avanzamento nei negoziati con l’Unione europea o una presenza maggiore dell’Unione europea qui nel Montenegro - ma anche in altri Paesi della regione - vuol dire che ogni tentativo possibile o potenziale di influenzare la politica interna di questi paesi rimane senza successo. Tutto ciò succede laddove le promesse ai cittadini non vengono mantenute.
Al momento noi non abbiamo questo problema nel Montenegro. Stiamo facendo grandi progressi nei negoziati con l’Unione europea, però dobbiamo mantenere questo ritmo e dobbiamo arrivare alla fine dei negoziati, perché altrimenti c’è la possibilità che altri Paesi che vedono il loro interesse legittimo o non legittimo qui, in questo Paese, si facciano avanti.
 
Come sono i rapporti tra i Paesi dei Balcani Occidentali candidati all’adesione? Esiste una cooperazione reale o prevale la competizione?
 
Nella nostra regione i rapporti sono generalmente buoni, ma a volte complessi. Tutti i Paesi hanno dichiarato di voler essere parte dell’Unione europea, però ci troviamo a step diversi di adesione. Il Montenegro è il candidato più avanzato, poi c’è l’Albania, altri Paesi non sono completamente allineati con la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea - ed è un problema per loro.
 
Tuttavia, la cooperazione regionale è una condizione per la cooperazione con l’Unione europea, e ci sono varie iniziative nella regione che favoriscono la cooperazione regionale. Una di queste iniziative è il Processo di Berlino, lanciato nel 2014, che vede quest’anno il Montenegro assumerne la presidenza, e sarà un’opportunità di riaffermare la cooperazione regionale che è molto pratica poiché si tratta di infrastruttura, di educazione, di sicurezza sociale e così via.
A volte ci sono dei rapporti complessi anche all’interno del Processo di di Berlino, però spetterà al Montenegro cercare di riconciliare tutte le varie opinioni che esistono nella regione. Noi come Paese ovviamente appoggiamo la prospettiva europea di tutti i Paesi della regione. Credo che non solo sia la migliore soluzione, quella europea, ma anche l’unica.