L'accordo "è un passo indietro dall'orlo del baratro dopo settimane di escalation", sostiene Kallas, in visita in Arabia Saudita per esplorare vie d'uscita diplomatiche.
L’Unione europea ha accolto con favore il cessate il fuoco di 2 settimane raggiunto tra Stati Uniti e Iran grazie alla mediazione del Pakistan. A Bruxelles la tregua viene letta come un primo passo verso la de-escalation, ma senza illusioni sulla rapidità di un ritorno alla normalità, soprattutto sul fronte energetico, dove la Commissione europea avverte già che gli effetti della crisi saranno destinati a protrarsi.
Il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, esortato “tutte le parti a rispettare i termini al fine di raggiungere una pace duratura nella regione”. Costa ha aggiunto che l’Ue “è pronta a sostenere gli sforzi in corso e rimane in stretto contatto con i suoi partner nella regione”. Il presidente ha inoltre ringraziato “il Pakistan e tutte le altre parti coinvolte nel facilitare questo accordo”.
A commentare anche l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, che su X ha affermato che l’accordo “rappresenta un passo indietro rispetto al baratro dopo settimane di escalation”. “Ciò crea un’opportunità quanto mai necessaria per attenuare le minacce, fermare i missili, riavviare i collegamenti marittimi e creare spazio per la diplomazia verso un accordo duraturo”, ha aggiunto.
Ma Kallas - che è attualmente in visita in Arabia Saudita - ha avvertito che l’accordo “deve” prevedere l’apertura duratura dello Stretto di Hormuz che dopo l’avvio dell'offensiva statunitense e israeliana è rimasto di fatto chiuso al traffico con gravissime ripercussioni sul settore energetico. "La porta alla mediazione deve rimanere aperta, poiché le cause profonde della guerra restano irrisolte. L’Ue è pronta a sostenere questi sforzi ed è in contatto con i partner della regione”, ha affermato, l'Alta rappresentante dell'Ue.
Tuttavia, come sottolineato dalla portavoce della Commissione europea per l’energia, Anna-Kaisa Itkonen, "non dobbiamo illuderci che questa crisi, che attualmente sta avendo un impatto sui prezzi elevati dell’energia, sarà di breve durata. Non lo sarà per quanto riguarda i volumi che transitano attraverso lo stretto di Hormuz”, ha affermato nel briefing quotidiano con la stampa a Bruxelles.
Come indicato da Itkonen, circa l’8,5% del fabbisogno di gas naturale liquefatto (GNL) dell’Ue proviene dallo Stretto di Hormuz, mentre per quanto riguarda il petrolio, inclusi greggio e prodotti raffinati, circa il 7% proviene dalla via d’acqua, proveniente principalmente da Iraq, Kuwait, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ancora più alta la dipendenza europea per quanto riguarda il carburante per aerei e il diesel, con percentuali che si aggirano intorno al 40%.
