Bruxelles: "Stop solo con una grave recessione. Monitoriamo la situazione volatile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario".
La Commissione europea chiude, almeno per ora, alla sospensione del Patto di stabilità nonostante la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. E mentre da Roma il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti avverte che "la riflessione a livello europeo, se la situazione non cambia, sarà inevitabile", i dati Istat confermano per il 2025 un rapporto deficit/Pil al 3,1%, sopra la soglia del 3% necessaria per chiudere la procedura per disavanzo eccessivo sull'Italia.
"La clausola di salvaguardia generale del Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di deviare dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell'area dell'euro o nell'Unione europea nel suo complesso", ha spiegato una portavoce dell'esecutivo Ue. "Stiamo monitorando attentamente la situazione volatile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario". Si tratta di una linea che aveva già indicato la scorsa settimana anche il commissario Ue all'Economia, Valdis Dombrovskis, al termine dell'Eurogruppo: siamo di fronte a "un rallentamento" e non a una recessione, pur con rischi di shock stagflazionistico.
Lo scenario prospettato da Bruxelles è che la crisi in Medio Oriente possa avere un impatto di circa 0,4 punti percentuali rispetto alle previsioni di crescita della Commissione europea, che vedono attualmente il Pil dell'Eurozona in crescita dell'1,2% nel 2026 e dell'1,4% nell'Ue. Con una crisi prolungata lo scenario sarebbe di un impatto fino a 0,6 punti percentuali sia nel 2026 e sia nel 2027.
Secondo quanto già trapelato, l'esecutivo Ue valuterebbe positivamente l'uscita italiana dalla procedura anche con un dato minimamente al di sotto del 3%; il punto è comunque che il deficit dovrebbe essere proiettato a restare stabilmente sotto tale soglia. Si tratterà ora di capire quale sarà la nuova stima trasmessa a Bruxelles e le cifre per un'eventuale revisione sotto il 3% dal 3,1% attuale sono davvero importanti (servirebbe una correzione su valori superiori ai 2 miliardi).
