Francoforte prospetta un "-0,3% di crescita nel 2026". Prevista un'inflazione al 3,1% nel 2° trimestre dell'anno.
Con il protrarsi della crisi in Medio Oriente e del blocco dello Stretto di Hormuz, la Banca centrale europea (Bce) lancia l’allarme su un aumento dell’inflazione, rischi al ribasso per la crescita e un inasprimento delle condizioni finanziarie. Nel bollettino pubblicato giovedì 2 aprile, la Bce sostiene che l’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche provocato dal conflitto spingerà l’inflazione oltre il 2% nel breve termine, con un forte rialzo al 3,1% nel 2° trimestre del 2026, seguito da un calo al 2,8% nel 3° trimestre a causa della diminuzione dei prezzi delle materie prime energetiche.
Tuttavia, la Bce avverte che “il protrarsi della guerra in Medio Oriente potrebbe portare a un aumento dei prezzi delle materie prime energetiche più marcato e duraturo di quanto attualmente previsto, spingendo ulteriormente al rialzo l’inflazione nell’area dell’euro”.
Per quanto riguarda la crescita economica, Francoforte precisa che “la guerra ridurrà la crescita del Pil reale globale di 0,4 punti percentuali nei prossimi 2 anni, riflettendo la traiettoria prevista dei prezzi delle materie prime energetiche”, compensando “gli effetti positivi derivanti da una crescita superiore alle attese alla fine del 2025 e dal moderato impulso derivante dalla riduzione dei dazi statunitensi”. Nello specifico, la Bce precisa che gli ultimi dati disponibili sono coerenti con una crescita modesta del Pil nel 1° trimestre del 2026, ma l’evolversi degli eventi in Medio Oriente ha notevolmente accresciuto l’incertezza riguardo alle prospettive a partire dal 2° trimestre.
Francoforte sottolinea che per l’area euro “i rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine”, osservando che il conflitto “rappresenta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, inasprendo un contesto politico mondiale già mutevole”. Secondo la Bce, tali fattori “eroderebbero i redditi e accentuerebbero la riluttanza delle imprese e delle famiglie nei confronti di investimenti e consumi”.
In questo contesto, per l'Eurotower il deterioramento del clima di fiducia nei mercati finanziari mondiali potrebbe frenare ulteriormente la domanda. “Ulteriori tensioni nel commercio internazionale potrebbero causare l’interruzione delle catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti”, spiega la Bce, precisando inoltre che “altre tensioni geopolitiche, in particolare la guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina, rimangono fra le principali fonti di incertezza”.
Tuttavia, per la Bce la crescita potrebbe risultare superiore nel caso in cui le ripercussioni economiche del conflitto in Medio Oriente si rivelassero più brevi rispetto alle attese correnti. Inoltre, la spesa programmata per difesa e infrastrutture, le riforme volte a migliorare la produttività e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese dell’area dell’euro potrebbero determinare una crescita superiore alle previsioni. “Nuovi accordi commerciali e una maggiore integrazione del mercato unico potrebbero inoltre stimolare la crescita oltre le attuali aspettative”, si legge nel bollettino.
