27/03/2026 - Il Parlamento Ue approva la stretta sui rimpatri dei migranti.

Gli eurodeputati, con una maggioranza larga, hanno votato a favore delle misure restrittive, che includono la possibilità di creare hub fuori dal territorio Ue. Il testo sarà ora discusso dal Consiglio.
 
Il Parlamento europeo accelera sulla revisione delle regole Ue in materia di rimpatri. Con 389 voti favorevoli, 206 contrari e 32 astensioni, l’Aula ha dato il via libera all’apertura dei negoziati interistituzionali con il Consiglio europeo per riscrivere la normativa che disciplina l’allontanamento dei cittadini di Paesi terzi presenti irregolarmente nell’Ue.
 
Il voto è arrivato al termine di un confronto politico molto acceso. La maggioranza che ha sostenuto il provvedimento è composta dai gruppi del centrodestra europeo e della destra più radicale - PPE, ECR, Patrioti - insieme ad altre forze dell’area sovranista, mentre S&D e la sinistra hanno votato contro. Il testo approvato introduce un’impostazione più restrittiva rispetto al quadro attuale e punta a rendere più rapidi ed efficaci i rimpatri.
Il testo, votato ad inizio mese in commissione LIBE e confermato dai deputati riuniti in plenaria a Bruxelles, obbliga gli Stati membri a emettere un ordine di espulsione per ogni cittadino di paese terzo senza diritto di soggiorno. Le decisioni confluiranno in un “provvedimento europeo di rimpatrio”, valido in tutta l’area Schengen: entro il 2027 ogni Paese dovrà riconoscere ed eseguire le espulsioni decise da un altro Stato europeo.
 
Il testo rafforza anche le misure coercitive. I migranti dovranno cooperare con le autorità, pena il trattenimento amministrativo nei casi di rischio fuga o mancata collaborazione, con la possibilità di essere detenuti fino a 24 mesi e, come extrema ratio, potrà riguardare anche minori e famiglie.
Si amplia inoltre la possibilità di rimpatrio verso Paesi terzi, inclusi quelli che accettano migranti sulla base di accordi con l’Ue (i cosiddetti “hub”), come nel caso del centro in Albania, molto ammirato dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Per chi non rispetta l’ordine di espulsione scatterà il divieto di reingresso, anche permanente nei casi più gravi.