Nella revisione intermedia dei fondi, i 27 hanno riorientato i fondi verso le nuove priorità indicate dalla Commissione europea. Fitto: "Primo passo per la modernizzazione della Coesione".
La revisione di metà mandato della politica di coesione 2021-2027, presentata dalla Commissione europea, segna un cambio di passo nella gestione dei fondi europei, che va verso una maggiore flessibilità. In appena un anno sono stati riallocati 34,6 miliardi di euro verso nuove priorità, dalla competitività alla sicurezza energetica, dalla difesa alla casa. Un risultato tutt’altro che scontato per una politica che coinvolge oltre 500 programmi e 14 fondi diversi.
A presentare i risultati a Bruxelles sono stati il vicepresidente esecutivo per la Coesione e le Riforme, Raffaele Fitto, e la vicepresidente esecutiva per i Diritti sociali e competenze, Lavoro di qualità e formazione Roxana Mînzatu. “È il primo passo della modernizzazione della politica di coesione” ha spiegato il commissario per la politica di coesione Fitto. “Voglio sottolineare il metodo: abbiamo coinvolto regioni, governi, sindaci e Parlamento europeo. È essenziale condividere obiettivi e costruire insieme le soluzioni”. Si tratta, ha sottolineato Mînzatu, di un esercizio “che può sembrare tecnico, ma che ha dimostrato una capacità politica concreta: collegare programmi locali e nazionali alle priorità europee e riallocare rapidamente risorse verso urgenze strategiche”.
La revisione ha mobilitato 25 Stati membri e portato a modifiche in 186 programmi, di cui 137 regionali e 49 nazionali. Oltre ai ministri per la coesione sono stati coinvolti 135 Governatori di regione e più di 200 sindaci. Le risorse sono state indirizzate soprattutto verso competitività e innovazione, che assorbono 15,2 miliardi, seguite da difesa e investimenti dual use con 11,9 miliardi. Una quota significativa è andata anche all’edilizia abitativa sostenibile, con 3,3 miliardi, alla gestione dell’acqua con 3,1 miliardi e alla sicurezza energetica con 1,2 miliardi.
Tra i Paesi interessati dal riallocamento dei fondi c’è l’Italia, che ha spostato oltre 7 miliardi di euro. Nel dettaglio, 4,6 miliardi sono stati destinati alla competitività, 248 milioni alla difesa, 629 milioni all’acqua, 1,119 miliardi alla casa e 396 milioni all’energia. “Il lavoro è stato identico con tutti i 27 Stati membri” ha precisato Fitto, “ma in Italia è stato particolarmente importante il ruolo delle regioni, che gestiscono gran parte dei programmi”.
