Il presidente ucraino Zelensky scrive ai presidenti Ue Costa e von der Leyen, assicurando che Kiev sta lavorando per ripristinare le forniture. Piena funzionalità "entro 1 mese e mezzo".
L'Ucraina sta lavorando ad un "bypass" dell'oleodotto Druzhba, danneggiato da un attacco russo, e prevede di ripristinarne il funzionamento entro "un mese e mezzo", sempre che Mosca non lo bombardi di nuovo. Lo scrive il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in una lettera ai presidenti del Consiglio e della Commissione Ue, Antonio Costa e Ursula von der Leyen.
I danni, spiega Zelensky "sono più gravi" rispetto ai bombardamenti precedenti, "perché l’oleodotto principale opera come un unico sistema continuo e la completa interruzione della stazione di pompaggio chiave ne compromette il funzionamento. Senza il funzionamento della stazione di pompaggio di Brody, è tecnicamente impossibile mantenere la pressione operativa richiesta nel sistema di oleodotti e garantire il transito sicuro del petrolio". Inoltre, prosegue Zelensky, "al fine di ripristinare tecnicamente la capacità di pompaggio del petrolio il più rapidamente possibile, stiamo lavorando a una soluzione tecnica alternativa fin dai primi giorni successivi all’attacco. I lavori di riparazione della soluzione di bypass sono quasi completi", assicura.
Le valutazioni tecniche preliminari, continua Zelensky, "indicano che il serbatoio di petrolio danneggiato non può essere riparato. L’Ucraina sta quindi valutando la costruzione di infrastrutture di stoccaggio sotterranee come soluzione a lungo termine e più sostenibile. In questo contesto, accolgo con favore e accetto la vostra offerta del necessario supporto tecnico e dei finanziamenti per poter completare i lavori di riparazione e per esplorare soluzioni sostenibili a lungo termine".
A questo proposito, promette il presidente ucraino, "chiederò all’amministratore delegato di Naftogas di mettersi in contatto con l’ambasciatore dell’Unione Europea per dare seguito a questa iniziativa. Vorrei sottolineare che, nonostante i ripetuti attacchi di massa contro le infrastrutture degli oleodotti, l’Ucraina rimane in grado di offrire rotte alternative per il transito di petrolio greggio non russo verso i Paesi dell’Europa Centrale e Orientale".
"A seguito dei rinnovati attacchi russi del 27 gennaio contro l’oleodotto Druzhba, che hanno causato l’interruzione delle forniture di petrolio greggio a Ungheria e Slovacchia, l'Ue ha avviato intense discussioni con gli Stati membri e l’Ucraina a tutti i livelli per ripristinare il flusso di petrolio verso Ungheria e Slovacchia. L’Ue ha offerto all’Ucraina supporto tecnico e finanziamenti, e Kiev ha accolto e accettato l’offerta. Esperti europei saranno immediatamente disponibili", si legge in una dichiarazione congiunta della presidente della Commissione europea e del presidente del Consiglio europeo.
"La nostra priorità è garantire la sicurezza energetica per tutti i cittadini europei. In tal senso, le istituzioni Ue continueranno a collaborare con le parti interessate per individuare percorsi alternativi per il transito di petrolio greggio non russo verso i paesi dell’Europa centrale e orientale», aggiunge il comunicato.
Gli sviluppi giungono dopo che recentemente l’Ungheria ha dichiarato che continuerà a bloccare il prestito da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina e le nuove sanzioni alla Russia finché i flussi di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba rimarranno sospesi.
Nel briefing di mezzogiorno a Palazzo Berlaymont, la portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, ha insistito, almeno formalmente, nel distinguere i piani, osservando che il prestito e il 20° pacchetto di sanzioni sono "2 questioni separate" rispetto al dossier Druzhba. Allo stesso tempo, ha ricordato che a livello di Consiglio europeo tutti i leader dei 27 avevano assunto un impegno sul prestito, e che Bruxelles si aspetta ora che quell’impegno venga rispettato “senza collegamenti a ulteriori condizioni”.
