23/02/2026 - Ungheria e Slovacchia pongono il loro veto sul nuovo pacchetto di sanzioni Ue contro la Russia.

Nulla di fatto all'ultimo Consiglio Affari Esteri. Kallas: “Decisione deplorevole".
 
Ungheria e Slovacchia si sono messe di nuovo di traverso riguardo l'approvazione del 20° pacchetto di sanzioni alla Russia e sul prestito da 90 miliardi per l'Ucraina. Oggetto delle frizioni è lo stop al transito del petrolio russo ancora permesso a livello Ue tramite l'oleodotto Druzha, che trasporta il greggio russo in Ungheria e Slovacchia attraverso l’Ucraina. L'oleodotto è stato danneggiato dai recenti e violenti attacchi russi, e non riprenderà le consegne di greggio ai 2 Paesi dell’Europa centrale perché, accusa Budapest, l’Ucraina non ha intenzione di ripararlo. Da qui la decisione porre il veto alle sanzioni.
 
Non è un caso che quindi Budapest e Bratislava siano gli unici 2 governi che non hanno permesso, in sede di Consiglio Affari Esteri, di raggiungere l’unanimità necessaria per sbloccare le iniziative di Bruxelles. Rischia così di saltare il provvedimento che le istituzioni Ue volevano prendere nell’ambito del conflitto ucraino proprio in occasione del 4° anniversario dell’invasione russa.
L’incontro, d’altra parte, era iniziato con un clima di pessimismo diffuso: “Ci sarà una discussione sul 20° pacchetto di sanzioni, ma penso che oggi non ci saranno progressi in merito”, ha detto l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, al suo arrivo alla riunione. “Le dichiarazioni nette di Ungheria e Slovacchia indicano che non cambieranno la loro posizione sulle sanzioni”, ha poi concluso.
 
“So che il presidente Costa e la presidente von der Leyen saranno entrambi a Kiev e solleveranno sicuramente la questione con il primo ministro Orbán perché non è proprio in linea con la sincera cooperazione che abbiamo nei trattati”. Kallas tocca poi uno dei punti che stanno dietro alla mossa del premier magiaro, da sempre contrario a sanzioni nei confronti di Mosca ma ancor più motivato dal fatto che ad aprile si terranno nuove elezioni: “Sappiamo che in Ungheria ci saranno presto le elezioni, ma considerando e conoscendo la storia dell’Ungheria mi è molto difficile credere che questo possa portare dei vantaggi. È deplorevole che si faccia ora fare marcia indietro rispetto a una decisione presa da tutti i Paesi al Consiglio europeo”.
 
Il ministro degli Esteri ungherese, Péter Szijjártó, rimane però perentorio: “Finché non riprenderanno le forniture attraverso l’oleodotto, l’Ungheria bloccherà” il via libera. Non solo: la delegazione ungherese intende mettersi di traverso su qualunque file relativo al sostegno all’Ucraina. “Non permetteremo che decisioni importanti per Kiev vadano avanti”, chiarisce Szijjártó.