La strategia punta su sicurezza, connettività e crescita per le regioni di frontiera di 9 Stati membri.
L’Ue si mobilita per il proprio fianco orientale. La linea che separa l’Ue da Russia, Bielorussia e dalle operazioni militari in Ucraina corre lungo 9 Paesi membri: Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria. Le loro regioni di frontiera sono state particolarmente colpite, dal 2022 a oggi, dalla guerra ibrida, dalla strumentalizzazione della migrazione, da perturbazioni economiche e commerciali e in definitiva dall’abbandono e dal declino demografico. La strategia fa leva su 5 priorità: la sicurezza e resilienza, crescita e prosperità regionale, sfruttare i punti di forza locali, connettività e affrontare la crisi di spopolamento.
“Non si tratta solo di frontiere nazionali, ma di frontiere europee“, ha sottolineato il vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega a Coesione e Riforme, Raffaele Fitto, presentando una nuova strategia dedicata all’Eastern Flank. La strategia varata dalla Commissione europea è trasversale, perché se è vero che “sicurezza e difesa sono un prerequisito”, è altrettanto vero che “queste regioni hanno anche bisogno di investimenti, servizi, connettività e prospettive economiche“, ha insistito il vicepresidente esecutivo.
I 2 progetti più altisonanti in cantiere sono l’Eastern Flank Watch, l’iniziativa per rafforzare la difesa con droni e con uno scudo aereo europeo, e un nuovo strumento finanziario, EastInvest, per facilitare l’accesso per i 9 Paesi membri a prestiti e consulenza, coinvolgendo in primo luogo la BEI (Banca europea per gli investimenti), “istituzioni finanziarie internazionali e diverse banche di promozione nazionali e regionali”. La strategia non sposta nuove risorse, ma la Commissione europea stima che attraverso la piattaforma di finanziamento EastInvest - che verrà lanciata il prossimo 26 febbraio - verranno mobilitati “fino a 28 miliardi di euro tra il 2026 e il 2027 in investimenti privati e pubblici negli Stati membri interessati”.
Bruxelles intende poi accelerare per l’integrazione della rete elettrica degli Stati baltici nelle reti europee e sviluppare infrastrutture transfrontaliere per l’idrogeno, come il corridoio nordico-baltico per l’idrogeno, promuovere la connettività digitale e potenziare le reti di trasporto, comprese le infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali a uso civile-militare. E, infine, affrontare il problema dello spopolamento e della carenza di manodopera nelle regioni sul fronte orientale attraverso percorsi specifici di formazione e occupazione.
