In una lettera inviata a capi di Stato e di governo in vista del vertice informale del 12 febbraio, von der Leyen invita i leader a non escludere il ricorso alle cooperazioni rafforzate quando l’unanimità si rivela irraggiungibile.
Quando non è possibile raggiungere l’unanimità, bisogna forzare la mano e procedere. Il messaggio di Ursula von der Leyen in vista del vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea sulla competitività è chiaro: basta rimanere imprigionati da chi non vuole procedere, per rilanciare l’Europa nel mondo non si aspetta più nessuno. E allora, in mancanza di ambizioni e progressi condivisi a 27, “non dovremmo esitare a ricorrere alle possibilità previste dai Trattati in materia di cooperazione rafforzata“, cita la missiva inviata alle capitali.
L’unanimità è ciò a cui l’Unione deve tendere, non una gabbia da cui non poter uscire. E di fronte alla lentezza con cui Bruxelles sta varando le raccomandazioni indicate 1 anno e mezzo fa da Mario Draghi ed Enrico Letta, il meccanismo della cooperazione rafforzata, che permette ad almeno 9 Stati membri di avanzare nell’integrazione su specifiche politiche, può diventare più che un’ultima ratio a cui ricorrere dopo mesi di trattative a vuoto.
I capi di Stato e di governo dell’Ue si ritroveranno giovedì 12 febbraio al castello di Alden Biesen, per fare il punto sull’agenda di semplificazione e competitività stilata dalla Commissione europea a inizio legislatura. Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha esteso l’invito agli stessi Draghi e Letta, per riaggiornare i propri report alla luce dell’incrinarsi dei rapporti transatlantici. Von der Leyen, per preparare i lavori, ha riassunto i propri sforzi passati e futuri in una lettera ai leader.
Ampio spazio nella lettera è dedicato alla semplificazione normativa, uno dei pilastri dell’agenda economica della Commissione europea. "Sono già stati presentati 10 pacchetti omnibus volti a semplificare l’attuazione della legislazione esistente, integrati da una serie di iniziative di semplificazione supplementari”, ha rivendicato von der Leyen. Per un risparmio stimato da Bruxelles in 15 miliardi di euro all’anno. E l’opera di sburocratizzazione e deregolamentazione dell’esecutivo Ue “è lungi dall’essere completa“, ha promesso. La Commissione Ue intraprenderà “una profonda revisione normativa dell’acquis dell’Ue”, in modo da “eliminare sistematicamente le disposizioni obsolete, le sovrapposizioni, le incongruenze e i requisiti procedurali ridondanti”.
La cooperazione rafforzata potrà tornare utile sullo spinoso tema del completamento del Mercato unico. Alcune capitali, in particolare dove siedono governi sovranisti, si oppongono a qualsiasi ulteriore passo di integrazione europea. Ma c’è da rimuovere le barriere interne al mercato unico, che “equivalgono a un dazio del 45% sulle merci e del 110% sui servizi”, ha sottolineato von der Leyen. Il rischio è quello di un’Unione a 2 velocità, ma “è chiaro che non possiamo più continuare a operare come se nulla fosse”, perché “le divergenze tra le norme nazionali e le condizioni commerciali degli Stati membri impediscono alle imprese di realizzare il loro pieno potenziale e limitano la competitività dell’Europa”, ha insistito la presidente.
Il “mese prossimo” l'esecutivo presenterà la proposta per il 28° regime, un nuovo quadro giuridico, “unico e semplice”, che si applicherà in tutta l’Unione. “Lo chiamiamo EU Inc.”, ha annunciato von der Leyen, e “consentirà alle imprese innovative di operare, commerciare e raccogliere finanziamenti senza soluzione di continuità in tutti i 27 Stati membri”. E non è finita qui: l’altro ingrediente per rilanciare la competitività dell’Ue è la "sovranità tecnologica", l’indipendenza nell’approvvigionamento di tecnologie critiche. “Questa primavera presenterò un pacchetto sulla sovranità tecnologica per rafforzare ulteriormente le capacità dell’Europa”, ha affermato ancora von der Leyen nella lettera.
