17/03/2025 - Il piano Kallas da 40 miliardi per l'Ucraina non convince l'Italia.

Tajani: "Attendiamo i dettagli" e l’esito dei colloqui Trump-Putin.
 
Il cosiddetto “piano Kallas” per sostenere l’Ucraina aggredita non convince del tutto. A storcere il naso è soprattutto l'Italia: la proposta dell'Alto rappresentante Ue per sostenere militarmente l'Ucraina nel 2025 "va approfondita", secondo il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Bruxelles, precisando che Roma "non è sola" nella richiesta di una riflessione maggiore.
 
"Dobbiamo anche vedere cosa viene fuori dalla telefonata tra Donald Trump e Vladimir Putin", ha precisato, "se ci saranno dei passi in avanti per arrivare al cessato il fuoco, per arrivare a una tregua. Approfondiremo il piano, come chiedono tanti altri Paesi, tenendo presente che noi dobbiamo anche raggiungere un obiettivo che è quello del 2% della Nato, quindi ci sono spese anche da questo punto di vista". "C'è poi il piano per la sicurezza della presidente von der Leyen che noi abbiamo approvato, quindi ci sono molte spese da affrontare, valuteremo con grande attenzione anche la proposta di Kallas e poi vedremo se sarà possibile spendere di più".
 
Quanto all’invio di truppe sul terreno, Tajani conferma la linea del governo italiano. In occasione di una videoconferenza organizzata dall’omologo britannico Keir Starmer lo scorso 15 marzo, la premier Giorgia Meloni si è sfilata da un’eventuale forza militare in Ucraina. Da Roma non verranno mandati militari: non in ambito Ue, non in ambito Nato, e nemmeno a livello di alcuna coalizione di volenterosi. Semmai, ragiona il titolare degli Esteri, se ne potrà parlare nel quadro di una missione sotto l'egida Onu. Che però andrebbe approvata dal Consiglio di sicurezza, dove Russia e Cina detengono il diritto di veto.
Eventualmente, osserva il vicepremier, si può pensare ad “una sorta di art. 5 bis” per Kiev (il riferimento è all’art. 5 della Carta atlantica, che sancisce il principio della difesa collettiva tra i membri dell’Alleanza) che garantisca “un impegno internazionale per la protezione dell’Ucraina“
 
In conclusione per Tajani, "l'importante che l'Europa sia unita e soprattutto che non si rompa l'unità transatlantica tra Europa e Stati Uniti. Gli Stati Uniti non sono un nemico, sono il nostro principale e storico alleato, quindi bisogna sempre lavorare con molta calma, con molta prudenza, difendendo i nostri interessi, tutelando l'unità dell'Europa per poi confrontarsi con gli Stati Uniti", ha sottolineato. 
 
L’iniziativa messa sul tavolo la scorsa settimana dalla capa della diplomazia a 12 stelle, parla di un fondo ad hoc  da circa 40 miliardi per l’Ucraina da utilizzare per sistemi di difesa antiaerea, missili, droni, caccia da combattimento e munizioni d’artiglieria, ma anche addestramento per le truppe di Kiev e il contributo degli Stati membri alle garanzie di sicurezza per l’ex repubblica sovietica. 
Secondo l’ex premier estone c’è “un ampio supporto politico” tra le cancellerie Ue sulla sua proposta. Parlando ai giornalisti in una brevissima conferenza stampa al termine del Consiglio Affari esteri a Bruxelles, l’Alta rappresentante ha ammesso che “c’è ancora del lavoro da fare” per mettere a punto il testo legale dell’iniziativa, ma ha ribadito che intorno al tavolo c’è contezza della necessità di mantenere e potenzialmente aumentare il sostegno al Paese aggredito. Il tema verrà ripreso dai capi di Stato e di governo dei 27, che si riuniranno per un nuovo summit il 20 e 21 marzo, ma nemmeno da lì c’è da aspettarsi una decisione definitiva.