12/02/2024 - Patto di stabilità, trovato l'accordo tra Parlamento e Consiglio Ue sulla riforma.

Intesa raggiunta dopo 16 ore di trattative. Bruxelles attenderà entro settembre i Piani nazionali di rientro dal debito.
 
Dopo una trattativa durata oltre 16 ore, nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 febbraio i negoziatori del Parlamento e del Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo sulla riforma del Patto di stabilità. Entro il 20 settembre 2024 gli Stati Ue dovranno presentare i primi Piani nazionali che delineeranno spese, riforme e investimenti sulla base della riforma del Patto di stabilità, secondo quanto stabilito dai negoziati.
Il periodo di consolidamento per il raggiungimento degli obiettivi per ogni Stati membro viene fissato in 4 anni, con piani che ogni Stato membro dovrà presentare proprio entro il 20 settembre 2024. Questa traiettoria di rientro potrà essere estesa fino a un massimo di 7 anni, previa richiesta da parte gli Stati membri.
 
La concessione di più tempo per ridurre il debito è condizionata a un piano di riforme e investimenti atti a migliorare potenziale di crescita e capacità di resistenza agli shock. Riforme e investimenti, nello specifico devono affrontano le priorità comuni dell’Ue, vale a dire transizione verde e digitale, sicurezza energetica, rafforzamento della competitività, “e, ove necessario, lo sviluppo di capacità di difesa”.
Gli investimenti già intrapresi in questi settori devono essere presi in considerazione dalla Commissione quando redige la sua relazione sulle deviazioni di uno Stato membro dal suo percorso di spesa, dandogli così più spazio per giustificare le voci di spesa e non essere sottoposto a una procedura per disavanzo eccessivo. Inoltre, la spesa nazionale per il cofinanziamento dei programmi finanziati dall'Ue sarà esclusa dalla spesa del governo, creando maggiori incentivi agli investimenti. I piani dovranno inoltre fornire informazioni sulle esigenze di investimenti pubblici, vale a dire dove esistono lacune negli investimenti.
 
Le soglie di riferimento classiche non cambiano. Restano i tetti del 3% nel rapporto deficit/Pil e del 60% nel rapporto debito/Pil perché incardinate nei trattati sul funzionamento dell’Ue. Cambia però il modo di considerarle. Al fine di garantire consolidamento di bilancio i Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 90% dovranno ridurre ogni anno questo rapporto dell’1%, mentre per i Paesi con un deficit/Pil tra il 60% e il 90% dovranno tagliarlo di uno 0,5% l’anno. L’Italia dovrà dunque ridurre di 1 punto percentuale l’anno il proprio debito, al pari di Belgio, Francia, Grecia, Portogallo, Spagna.
 
Agli Stati arriveranno inoltre entro il 21 giugno "le traiettorie tecniche" della Commissione europea: sono gli obiettivi di aggiustamento dei conti pubblici a medio termine previsti dalle nuove regole del Patto di stabilità. I Paesi dovranno poi trasmettere entro il 20 settembre i piani pluriennali di spesa: significa che i piani saranno consegnati alla futura Commissione visto che le attese per una composizione del nuovo esecutivo comunitario sono attese per la plenaria dell'Europarlamento del 16-19 settembre.
 
Rispetto all'impatto che potrà avere l'aggiustamento per deficit eccessivo nel negoziato con il Consiglio, il Parlamento europeo ha ottenuto che sulle traiettorie tecniche gli Stati potranno chiedere e avviare un dialogo con la Commissione chiedendolo 1 mese prima rispetto alla data della comunicazione da parte dell'esecutivo comunitario. Tra gli elementi distintivi di quanto ottenuto dal Parlamento nel negoziato che ha portato all'accordo, figura anche una formulazione precisa rispetto alla possibilità di considerare il cofinanziamento nazionale dei fondi europei: è un modo per introdurre una valutazione politica sulle priorità strategiche europee.
 
Parlando di co-finanziamenti tra Ue e Stati membri, il principale elemento di novità è rappresentato dalla spesa pubblica nazionale che accompagna il sostegno dei programmi dell’Unione europea; le spese nazionali per il cofinanziamento dei programmi finanziati dall’Ue saranno escluse dalle spese di governo, creando maggiori incentivi agli investimenti.
Riconosciuta inoltre la possibilità di eventualità negative che possono mettere in discussione il percorso di riforme. Su richiesta di uno Stato membro, il Consiglio può concedere il permesso di discostarsi dal percorso di spesa in caso di circostanze eccezionali al di fuori del suo controllo che portano a un impatto importante sulle sue finanze pubbliche. La proroga minima è di 1 anno, ma può essere estesa, anche più di una volta, se tali circostanze eccezionali persistono.