08/07/2020 - Missione europea per il premier Conte: si parte da Lisbona e Madrid.

Parte il tour per convincere i 27 sul Recovery fund da 750 miliardi.
 
Un patto per salvare l’Europa, “in questa grave crisi o vinciamo tutti o perdiamo tutti”. È cominciato dagli alleati più affini, Portogallo e Spagna il tour per le cancellerie europee di Giuseppe Conte, preparatorio del Consiglio europeo straordinario in agenda fra 10 giorni. Ma che non si parli di “fronte del Sud”, i due leader sono concordi nel ricordare che la proposta di un fondo comune per il rilancio dell’economia europea era partita con la lettera di nove Paesi al presidente del Consiglio europeo Charles Michel “e ora siamo anche molti di più”.
 
Il premier italiano e quello portoghese Antonio Costa hanno consolidato la linea comune per un Recovery fund che sia all’altezza e per un’intesa che si concluda nel prossimo vertice. “Non abbiamo tempo e non possiamo accettare un compromesso al ribasso. Serve una decisione politica forte e coordinata dell’Europa”. Madrid con il primo ministro Pedro Sànchez è stata la seconda tappa importante per Conte che ha già annunciato gli incontri con Angela Merkel e il primo ministro Olandese Mark Rutte ed è in via di definizione la visita a Parigi da Emmanuel Macron.
 
Spagna e Italia hanno condiviso la tragedia sanitaria e le morti per Covid insieme e si ritrovano a costruire la strategia per sostenere la proposta della Commissione. “Una tragica esperienza che ci ha unito ancora di più” ha detto Conte, che entra subito nel cuore del negoziato e spiega che “quando parliamo di comune interesse non pensiamo solo a quello della Spagna, dell’Italia e o del Portogallo ma di quello del futuro dell’Europa.  Se non ci fosse una risposta forte e coordinata europea distruggeremmo il mercato unico e le nostre economie, perdendo competitività a livello mondiale”. Nel “moltiplicare le forze” per finalizzare questa risposta forte “non possiamo andare oltre luglio, mese cruciale per la Spagna” aggiunge Sànchez.
 
Sànchez e Conte si trovano insieme anche sul Mes: “Auspico che non dovremo usarlo, vorrà dire che la pandemia è sotto controllo” spiega il premier spagnolo, ma “non ha senso creare strumenti e poi avere vergogna di usarli, questa è una linea di credito per la spesa sanitaria che ci consente di difendere le vite dei cittadini”. Sànchez sottolinea però che si tratta di prestiti, tutto insomma dipende dai 500 miliardi di finanziamenti del Recovery fund “che speriamo restino dentro l’accordo”. Il punto di vista di Conte non è lontano, anche se la prudenza di Palazzo Chigi va ricercata nelle divisioni della maggioranza. Il premier italiano ha detto in più occasioni di voler chiudere prima la trattativa su prestiti e sovvenzioni che sarà sul tavolo del Consiglio del 18. A settembre “dopo aver valutato gli aggiornamenti di finanza pubblica prenderemo una decisione e la porteremo al voto del Parlamento”.