13/04/2018 - Fondi Ue: ministri 28 divisi su aumento bilancio, ma c'è volontà per norme semplici e flessibili.

Austria, Germania, Finlandia e Paesi Bassi sono per l'aumento del bilancio. Comm. Cretu: "Politica di coesione resti anche dopo 2020".

 

Semplificazione, flessibilità e riconoscimento del "ruolo importante" delle autorità nazionali e regionali nell'uso dei fondi strutturali europei, dalla loro programmazione al loro controllo; questi i punti principali dell futuro della politica di coesione post-2020. L'incontro tenutosi ieri è stato l'ultimo di alto livello dedicato alla coesione prima che il 2 maggio l'esecutivo comunitario presenti la sua proposta sul bilancio pluriennale dell'Unione post 2020

Il Consiglio dei 28 ha messo l'accento anche sulla necessità di garantire una transizione "dolce" fra i periodi di programmazione ed ha invitato gli Stati membri "ad accelerare ulteriormente" nell'utilizzo dei fondi strutturali Ue, in modo da dimostrarne l'utilità nonchè la necessità nell'ottica della definizione delle priorità per il futuro dell'Unione europea.

I ministri hanno anche chiesto alla Commissione Ue una maggiore semplificazione delle regole esistenti, che deve avvenire "sia a livello Ue che nazionale", ma anche più "flessibilità nella programmazione e riprogrammazione" che permetta "agli Stati membri e alle regioni di accontentare i loro bisogni specifici" e "reagire velocemente agli imprevisti".

Tuttavia la discussione durante il Consiglio Ue dedicato alla politica di coesione, ha fatto riemergere le fratture fra i Paesi che vorrebbero aumentare il bilancio dell'Unione per colmare il buco lasciato dalla Brexit e chi invece è contrario. Austria, Danimarca, Finlandia e Paesi Bassi avrebbero sostenuto la necessità di aumentare il cofinanziamento nazionale ai programmi che beneficiano di fondi strutturali europei.

Germania, Francia e Italia avrebbero invece ribadito la necessità d'introdurre un nuovo legame fra l'erogazione dei fondi e il rispetto dello stato di diritto da parte dei governi. Ma solo l'Italia si sarebbe spesa esplicitamente a favore di un blocco dei finanziamenti a chi non collabora e mostra solidarietà nella gestione dei flussi dei migranti.

"La politica di coesione deve continuare a coprire tutte le regioni europee" anche dopo il 2020, quando il bilancio Ue dovrà fare i conti con possibili tagli dovuti alla Brexit. Questo il messaggio principale portato in Lussemburgo dalla commissaria europea alla politica regionale, Corina Cretu, che ha trovato "quasi il pieno consenso" dei ministri dei 28 stati membri riuniti per un Consiglio sul tema.